Come tutti i sud è calda in tutti i sensi ed è stata la culla delle tradizioni più caratteristiche del paese: corrida, tapas, flamenco, chitarra e canto. Le fiestas sono più chiassose e pittoresche che altrove, le processioni più spettacolari e coinvolgenti, le corride più partecipate, il caldo estivo più torrido, le persone più vivaci. Gli andalusi vivono sempre al massimo: difficile non rimanere contagiati dalla loro allegria. La sua conformazione l’ha sempre resa più facilmente accessibile dal mare che non viaterra. Da qui passarono, provenienti dall’Africa, gli uomini preistorici che colonizzarono l’Europa, qui approdarono attorno al 1000 a.C. i Fenici, attratti dalle ricchezze minerarie e dall’abilità metallurgica dei locali, portandovi la scrittura, le monete, il tornio, l’olivo e la vite, l’asino e la gallina, la salatura del pesce e la musica, seguiti poi da Greci, Cartaginesi e Celti. I Romani vi si trovarono tanto bene da restarvi per sei secoli, facendone una delle province più ricche e civilizzate dell’impero: vi edificarono imponenti città e costruirono strade, ponti e acquedotti tuttora funzionanti. Riforniva Roma di olio, vino, capperi, argento, pesce e garum, una salsa speziata di pesce molto diffusa, tre imperatori (Traiano, Adriano e Teodosio) e molti uomini di cultura come Seneca, Marziale, Quintiliano e Lucano. Nel 711 arrivarono i musulmani che invasero tutta la penisola ma, dopo essere stati fermati ai Pirenei dai Franchi di Carlo Martello, si attestarono in Andalusia, dove rimasero per ben 8 secoli, divisi in una moltitudine di regni. Sotto gli arabi visse un periodo di grande prosperità materiale e culturale. Esperti in irrigazione, vi introdussero nuove coltivazioni (arance, limoni, pesche, canna da zucchero, angurie, melanzane) e soprattutto la cultura antica greca, la matematica (dai numeri all’algebra), l’astronomia, la medicina con chirurgia e anestesia, la botanica, sintesi del sapere antico classico, arabo, ebraico e cristiano. In architettura crearono capolavori che ancora oggi ci lasciano a bocca aperta. Nel 900 Cordoba contava 300 mila abitanti, 800 moschee e 700 bagni pubblici, una pregiata università con ricche biblioteche, un centro cosmopolita di eruditi vero faro culturale nel buio del Medioevo europeo. La divisione musulmana portò pian piano alla riconquista da parte dei re cattolici spagnoli: nel 1492 cadde Granata, ultimo baluardo moresco, per mano di Ferdinando e Isabella di Aragona-Castiglia, gli sponsor dell’impresa di Colombo. La scoperta dell’America portò enormi ricchezze ai porti di Siviglia e Cadice, ma l’assegnazione delle terre ai nobili casigliani comportò miseria per il popolo che porterà poi a fine 800 a rivolte anarchiche e ad orribili atrocità durante la guerra civile. Una terra ricca abitata da gente povera, come l’ha definita qualcuno.