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© foto Giulio Badini
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LUBIANA GIOVANE CAPITALE

 

Dal 1991 ai confini orientali abbiamo nuovi vicini.  Si tratta della Slovenia, nata dal dissolvimento dell’ex Iugoslavia, per la prima volta nella sua storia stato sovrano con capitale Lubiana, città che  è stata da sempre cuore e mente del popolo sloveno.  Situata in una breve piana al termine dei rilievi alpini e all’inizio di quelli dinarici, punto obbligato di transito tra l’Adriatico e la pianura magiara, nonché al confine tra tre delle otto regioni slovene e quindi al centro della nazione (a soli 83 km dal confine di Trieste-Fernetti),  Lubiana non è soltanto una delle più giovani capitali europee ma anche una delle più piccole, con meno di 300 mila abitanti.  Piccola, ma dinamica e propositiva, soprattutto in campo culturale, con un numero di teatri, di accademie e di musei, ma anche di antiquari e di botteghe d’arte, e con un cartellone di manifestazioni e di spettacoli da fare invidia a metropoli ben più blasonate. Giovane, ma con una storia piuttosto antica.  Senza scomodare Giasone e gli Argonauti, che sarebbero arrivati fin qui risalendo il Danubio dal mar Nero dopo la conquista del vello d’oro, sulle sponde del fiume Ljubljanica sorgevano già capanne a palafitte in età del bronzo e del ferro, 4 mila anni or sono. Dopo i Celti, i Romani ne fecero per cinque secoli un importante caposaldo militare e commerciale lungo la via per la Pannonia con il nome di Iulia Emona, distrutta dagli Unni di Attila.  Il suo nome attuale, che significa amata, compare nel 1144, quando si appresta a diventare capoluogo della Carniola.  Nel 1335 entra a far parte dei possedimenti degli Asburgo, e tale rimarrà fino al 1918, pur trovando il modo di essere protagonista con alcuni importanti appuntamenti della storia europea:  nel 1500 seppe resistere a ripetuti assedi dei Turchi, che tentavano di espandersi nell’Europa centrale, nel 1809 fu capitale del breve stato napoleonico delle Provincie Illiriche, nel 1821 ospitò il congresso della Santa Alleanza, voluto per reprimere i movimenti rivoluzionari di ispirazione democratica e nazionalistica. Molti hanno tentato di definire questa città paragonandola ad altre: Vienna, Salisburgo, Praga, Parigi, Amsterdam.  Ma, pur avendo qualcosa in comune con ciascuna di queste,  Lubiana è soltanto Lubiana, una città giovane (oltre 40 mila sono gli studenti universitari), a misura d’uomo, nelle cui strade si percepisce un fermento intellettuale e una voglia di non stare mai fermi, con tante peculiarità da essere solo sé stessa.  Il centro storico, racchiuso tra la collina dominata dalla severa mole del castello e le sponde del fiume Ljubljanica, conquista subito con simpatia il visitatore per la sua dimensione ridotta e gli edifici carichi di secoli, nonostante gli sconquassi di ben due devastanti terremoti.  Del borgo medievale resta ancora intatto l’impianto urbano, ma con poche abitazioni, cancellate dal terremoto del 1511.  Quella che si presenta nell’insieme è un’elegante città barocca, dove le linee di questo stile risultano qui ingentilite dall’interpretazione soggettiva operata con stucchi e decorazioni dai numerosi artisti italiani che vi hanno operato.  E i nobili palazzi, separati da minuscoli vicoli che salgono al castello oppure scendono al fiume, ospitano sulla strada e nei cortili storici negozi o eleganti boutique, così come si sono adeguati ai tempi l’antico borgo portuale e l’ex ghetto ebraico.  Un altro terremoto, quello del 1895, ha plasmato invece la sponda sinistra, ridisegnata con ampie strade dritte e perpendicolari, grandi piazze, giardini e la circonvallazione, con palazzi in netto stile secessione.  Ancora oltre si sviluppa la zona degli edifici amministrativi e commerciali, dei teatri e dei musei, dove gli stili si differenziano a seconda dell’età: neobarocco, neorinascimentale, rococo, realismo socialista, postmoderno.  Ma ovunque vi troviate,  un nome si impone su tutti: quello del lubianese Joze Plecnik (1872-1957),  oggi considerato uno dei maggiori architetti del XX° secolo (e per rendersene conto basta visitare il suo museo nel castello di Fuzine), che in trent’anni di attività è intervenuto con la sua originalissima visione su piazze, strade, ponti, chiese, giardini e edifici; forse nessun altro ha potuto lasciare la propria personale impronta su un’intera città come Plecnik ha fatto con Lubiana. Da questo miscuglio architettonico, dove si susseguono sette secoli di stili diversi, ne esce un insieme decisamente vario, ma anche armonico, dove vecchio e nuovo, antico e moderno si intrecciano con equilibrio, senza stridori.  Perché la trasformazione risiede nel dna stesso di questa città, che progetta di continuo il proprio futuro senza rimanere mai ingabbiata nel passato o nel presente.  Come poche altre dunque una città dai mille volti.  Alcuni sono volti peculiari, unici.  Da nessuna altra parte troverete un ponte come il centralissimo Tromostovje, il ponte triplice, un edificio come la biblioteca nazionale, un teatro all’aperto ricavato da un complesso monastico medievale come le Krizanke, una sede espositiva, teatrale e congressuale come il Cankarjev Dom, un castello rivitalizzato come quello che domina la città, o l’ostello della gioventù ospitato in un ex carcere con le camere con tanto di sbarre alle finestre.  Oppure visitate l’Accademia Filarmonica, tra le più vecchie del mondo, fondata nel 1701 e che ebbe come soci Haydn, Beethoven, Paganini e Brams e Gustav Mahler come direttore.  Ma il dinamismo di Lubiana si ritrova anche a Metelkova, un grigio agglomerato di edifici dismessi decorati da graffiti post punk vicino alla stazione ferroviaria, dove un centro sociale organizza a tutto spiano spettacoli, concerti e performance, molti giovani artisti vi hanno aperto i loro atelier e la vecchia caserma è diventata la più importante raccolta di arte contemporanea dell’Est europeo.  Oppure acquistate in edicola Ambient, la rivista di architettura, design, mode e di stili di vita: scoprirete quanto questa città sia perennemente attiva e innovativa.

Informazioni e materiale descrittivo possono essere richiesti all’Ufficio del Turismo Sloveno in Italia, tel. 02 29511187, e-mail info@slovenia-tourism.it, oppure attinti sul sito www.ljubljana-tourism.si.

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