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TESORI NEL DESERTO DEI  BEDU’

 

di ANNA MARIA ARNESANO

foto di GIULIO BADINI

 

(per vedere il filmato cliccare due volte) 

 

Per gli appassionati dei viaggi pionieristici di scoperta e per gli amanti del deserto una nuova meta si sta profilando all’orizzonte turistico: si tratta dell’Arabia Saudita, il maggior paese arabo (grande sette volte l’Italia), terra natale del profeta Maometto e culla dell’Islam. Se nel volgere di mezzo secolo il petrolio, di cui è il maggior produttore al mondo con un quarto delle riserve mondiali, è riuscito a trasformarlo in una delle nazioni più ricche, con città come Jeddah e Riyadh decisamente avveniristiche e traboccanti di tecnologia, resta pur sempre un paese pieno di contraddizioni, con un presente in perenne bilico tra passato e futuro, le cui radici continuano però ad affondare nel deserto da cui proviene. Il deserto saudita è enorme ma vario, con alcuni dei tratti più caldi e desolati del pianeta, come il deserto centro-meridionale del Rub al Khali (la maggior distesa di sabbie contigue del pianeta), con vaste distese di dune, piane sassose a perdita d’occhio, pinnacoli di roccia incredibilmente modellati dal vento, oasi verdeggianti, ma pure montagne alte oltre 3 mila metri e spiagge infinite e deserte sul Mar Rosso, come il promontorio di Ras Ash Sheikh Humayd nel golfo di Aqaba di fronte alla penisola del Sinai, di una bellezza mozzafiato. E’ il regno dei Bedù, gli ospitali pastori nomadi che lo abitano da sempre, e delle lunghe carovane che lo hanno solcato per millenni lungo la Via dell’Incenso. Questo deserto, testimone delle gesta di Lawrence d’Arabia, cela anche rilevanti e misconosciuti tesori archeologici. Tutti considerano le tombe rupestri di Petra, nel deserto giordano, uno dei siti storici più suggestivi del Mediterraneo. Nessuno sa che presso Medain Saleh (la città del profeta Saleh), in un contesto non meno affascinante, nella necropoli di Hegra ci sono ben 130 tombe analoghe scavate nella roccia, con ingressi maestosi a forma di templi decorati da colonne, capitelli e architravi, a cavallo dell’epoca cristiana dalla stessa popolazione, i Nabatei, in quanto Petra ed Hegra erano due importanti capisaldi della stessa via carovaniera che portava merci e spezie dal regno della regina di Saba (negli attuali Yemen e Oman) fino al Mediterraneo. Con la non trascurabile differenza che la prima pullula di alberghi e turisti in ogni stagione dell’anno, mentre la visita alla seconda la si compie quasi sempre in perfetta solitudine. Il deserto arabico cela poi tanti altri tesori, come la fortezza di Qasr Marid che nel 270 a.C. resistette all’assedio di Zenobia, la regina siriana di Palmira, o i dodici monoliti di Al Rajajil, risalenti al 3.500 a.C., che non si sa se avessero una funzione religiosa o astronomica. Paese dunque turisticamente assai interessante, ma anche conservatore, maschilista e rigido custode dell’ortodossia islamica, in quanto custode dei luoghi santi per antonomasia dell’Islam con La Mecca e Medina, che impone al visitatore regole inderogabili: solo viaggi di gruppo su percorsi prestabiliti, impossibilità di accesso alle moschee e alle città sacre, divieto di alcol, droga e pornografia, abbigliamento castigato per gli uomini, mentre le donne debbono indossare in pubblico una tunica nera, l’abaya, che le ricopre dalla testa ai piedi. Ma ne vale sicuramente la pena.

 

QUANDO & QUANTO

Partenze mensili per piccoli gruppi con voli di linea Saudi Arabian Airlines da Milano fino ad aprile 2009, pernottamenti in alberghi a 4 stelle, guida italiana, quote da 2.930 euro in pensione completa.

© foto Giulio Badini
IL VIAGGIO

L’operatore milanese “I Viaggi di Maurizio Levi” (tel. 02 34934528, www.deserti-viaggilevi.it ), specializzato in viaggi insoliti, è uno dei pochi a proporre stabilmente nel proprio catalogo “Deserti” un itinerario in pulmino e fuoristrada di 10 giorni nel deserto saudita. Il programma prevede l’attraversamento dell’ Hisma Valley, caratterizzata da spettacolari formazioni di roccia come faraglioni, archi e torrioni che affiorano da dune dall’incredibile colore rosso mattone; si tratta della stessa formazione geologica del non lontano Wadi Rum giordano, ma assai più vasta e grandiosa. Superati canyon e vallate si raggiunge la costa del Mar Rosso, dove baie nascoste, spiagge incontaminate e mare cristallino invitano ad un bagno, quindi dopo aver scavalcato le alte montagne dell’Haijaz si ritorna nel deserto fino all’oasi di El Ula, con un bel palmeto e case di fango, dove si trova la necropoli rupestre di Dedan, datata tra 6° e 2° secolo a.C. e menzionata nell’Antico Testamento. Percorrendo un incredibile paesaggio di pinnacoli policromi di roccia curiosamente erosi in mille forme bizzarre si raggiunge il sito archeologico di Madain Saleh, con le sue suggestive tombe rupestri scolpite all’esterno a forma di tempio e infine Jeddah, con quartieri dall’architettura tradizionale e mercati pieni di vita.

© foto Giulio Badini

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