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MALI, LE GENTI DEL NIGER

 

di ANNA MARIA ARNESANO

foto di GIULIO BADINI

 

(per guardare il filmato cliccare due volte)

 

Per molti turisti il Mali rappresenta il primo contatto con l’Africa nera. In realtà questa nazione, grande quattro volte l’Italia, costituisce al tempo stesso l’ultimo tratto del Sahara e il primo del Sahel. La linea di demarcazione tra questi due mondi, piuttosto netta, è data dai quasi 2 mila km del corso del Niger, terzo fiume del continente, che lo taglia in due da ovest ad est, separando con le sue acque limacciose le sabbie del deserto a nord dalla savana a sud. Ma se dal punto di vista dell’habitat si tratta di un confine, da quello umano il grande fiume ha svolto invece da sempre un’importante funzione di cerniera, permettendo il transito e il contatto di persone, di merci e di conoscenze tra l’Africa mediterranea e sahariana e quella centrale. Il Niger costituisce poi una fonte preziosissima di vita per uno dei paesi più poveri del continente: le sue acque dissetano infatti le mandrie dei pastori, irrigano i campi degli agricoltori e forniscono pesce ai pescatori, consentendo anche una facile mobilità a persone e cose. Forse non molti sanno che il Niger rappresenta per il Mali un po’ quello che il Nilo è per l’Egitto: le sue periodiche inondazioni regalano un limo fertilissimo per le coltivazioni di riso e di miglio. E pensare che fino alla fine del 1700 in Europa non si sapeva quasi nulla di questo fiume, e che la mitica Timbuctù fu raggiunta per la prima volta da un europeo soltanto nel 1828. La sua funzione di cerniera e di terminale fa del Mali un caleidoscopio incredibile di razze e di etnie unico in Africa: sulle sue rive si mischiano infatti i Tuareg con i loro dromedari, gli ieratici pastori Peuls con i loro zebù, le eleganti donne Songhai e Soninkè con enormi orecchini d’oro, i pescatori Bozo che catturano i pesci con la magia, i pastori Malinkè con le immancabili capre, le ragazze Bambara dal sorriso smagliante, e poi i Dogon che vivono in villaggi abbarbicati su ripidi pareti con la loro complessa cosmogonia che tanto affascina gli etnologi. I Dogon presentano peculiarità curiose, come la complessa visione del mondo, l’abilità nello scolpire il legno, le danze di personaggi mascherati, l’usanza che i fratelli minori debbono lavorare per i primogeniti Oltre che per l’ambiente vario e contrastato, e per le sue genti che formano una tavolozza etnica, questa nazione merita una visita anche per la sua originalissima architettura, nota con il termine di sudanese, che con il banco – un impasto di fango e sterco – è riuscita a creare dei veri capolavori di estetica e di funzionalità, come l’imponente moschea di Djennè, la maggior costruzione al mondo in fango riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità, oppure le case alte fino a tre piani. E poi nel novero delle contraddizioni occorre anche ricordare che il Mali, oggi povero, è stato in passato ricco e potente: già nel 3° sec. a.C. ha visto sorgere Djeno, la prima città saheliana, a partire dal 1100 si è sviluppata Timbuctù, una delle città più prospere e colte del nord Africa, e per un millennio si sono succeduti regni sfarzosi, la cui fama è giunta fino in Europa.

QUANDO & QUANTO

Due partenze al mese per piccoli gruppi con voli Royal Air Maroc da Milano e Roma via Casablanca per tutto l’anno, oppure individuali settimanali, percorso in minibus e fuoristrada, pernottamenti nei migliori alberghi esistenti in pensione completa, guida italiana, quote da 1.890 euro. In Mali Viaggi Levi propone anche un analogo itinerario di 14 giorni che arriva fino alla mitica Timbuctu, la regina del Sahara.

© foto Giulio Badini
IL VIAGGIO

Nel proprio catalogo “Deserti”, unico in Italia a proporre viaggi e spedizioni nei deserti di tutto il mondo, l’operatore milanese “I Viaggi di Maurizio Levi” (tel. 02 34934528, www.deserti-viaggilevi.it), propone in Mali un comodo viaggio di 9 giorni lungo la vallata del Niger che tocca un po’ tutte le diverse popolazioni ed i relativi habitat. Il percorso parte da Bamako, una delle più vivaci capitali dell’Africa occidentale, dove meritano una visita i colorati mercati e il quartiere degli artigiani, e si sviluppa verso est attraverso la savana punteggiata da acacie e baobab e da villaggi di capanne. Dopo Segou si raggiunge Djennè, la più antica e caratteristica città maliana interamente costruita in fango in una laguna, famosa per il suo variopinto mercato che richiama all’ombra della moschea alta 45 m genti da ogni dove, e poi Mopti, importante porto fluviale alla confluenza del Bani nel Niger, da dove si effetuerà una crociera in pinasse, caratteristici barconi dal fondo piatto e tetto di stuoie, ad alcuni villaggi rivieraschi di pescatori Bozo. Si prosegue quindi per la regione dei Dogon, un popolo mistico che per restare fedele alla propria religione animista e alle antiche tradizioni dalle pressioni islamiche, nel XII° sec. si è trasferito lungo l’inospitale falesia di Bandiagara, costruendo i propri villaggi su piccole terrazze e tra i massi ai piedi della ripida parte per lasciare spazio ai campi di cipolle.

© foto Giulio Badini
© foto Giulio Badini
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