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sabato 4 luglio 2020 ..:: Viaggi » AFRICA » Madagascar » Isola segreta della natura ::.. Registrazione  Login

 

ISOLA SEGRETA DELLA NATURA

 

di ANNA MARIA ARNESANO

foto di GIULIO BADINI

 

Il Madagascar può essere sicuramente definito come uno dei paesi più straordinari della terra, per almeno due motivi: la natura, assolutamente unica, e i suoi abitanti, un mèlange etnico davvero incredibile. Cominciamo dalla natura. Quarta isola per superficie del mondo (grande quasi il doppio dell’Italia), il Madagascar è un rettangolo di 1.600 km, largo 500, che si trova nell’oceano Indiano di fronte alle coste del Mozambico.

 

IL VIDEO (cliccare due volte)

 

Sebbene a separarlo dall’Africa sia un braccio di mare di appena 400 km, con il continente africano ha ben poco da spartire da tutti i punti di vista, presentandosi come un habitat decisamente a sé stante. Tutto nasce dal fatto che questo microcontinente in mezzo all’oceano si staccò dall’Africa e dal supercontinente del Gondwana ben 160 milioni di anni or sono, quando la geografia del pianeta era ben diversa dall’attuale e sulla terra dominavano ancora incontrastati i dinosauri, per cui flora e fauna hanno subìto nel tempo un’evoluzione autonoma e differente da quella di tutti gli altri continenti, con il risultato che un elevato numero di piante e di animali malgasci costituiscono dei veri endemismi, cioè non si trovano in nessuna altra parte. Mentre sono assenti tutti i grandi animali africani, sono endemici ad esempio i lemuri, le simpatiche e curiose proscimmie (che da soli meriterebbero un viaggio), i tenrec, insettivori simili al porcospino, il fosa, carnivoro assimilabile al puma, la gigantesca testuggine radiata, la gran parte di camaleonti, manguste, mammiferi, rettili (tutti innocui), anfibi, farfalle e uccelli, così come la maggioranza delle 12 mila specie diverse di piante, molte ancora da scoprire. E l’elenco potrebbe continuare a lungo. Per tutta, o quasi, la loro lunga storia piante ed animali hanno vissuto sovrani in un incontaminato laboratorio dell’evoluzione, o se preferite in un vero Paradiso Terrestre (come accadde alle Galapagos e nell’isola yemenita di Socotra), privo dell’unica specie davvero nefanda per tutti, l’uomo, che compare sulla scena soltanto 2 mila anni fa, producendo una notevole biodiversità. Sull’isola la natura ha potuto fare le cose in grande: se in Africa il baobab è presente con una sola specie, qui ne potete incontrare ben sette, e oltre 60 specie di camaleonti, più della metà di quelle mondiali, mentre la barriera corallina malgascia è seconda per lunghezza solo a quella australiana; la palma ravenala, simbolo del paese, potrete invece ammirarla soltanto qua, come la farfalla cometa, lunga 20 cm. Anche l’uccello più grande del mondo, l’Aepyornis, viveva sull’isola, ma è stato annientato dall’uomo. L’altra grande valenza del Madagascar è costituita dai suoi abitanti, che non provengono – come ci si potrebbe aspettare – dalla vicina Africa, bensì dalle lontane Indonesia e Malesia a bordo delle loro fragili canoe a bilanciere tuttora in uso. I caratteri somatici dei malgasci, divisi in 18 tribù, risultano assai indefinibili, mescolando su un substrato sudasiatico elementi indiani, arabi, africani ed europei, giunti questi ultimi solo nel 1500. Diciotto etnie ma quattro denominatori comuni: la lingua, con parole lunghissime, l’abbigliamento, un unico pareo per uomini e donne, il carattere, calmo e serafico, e la cultura che si basa sui tabù, il culto degli antenati, i sacrifici rituali, l’astrologia e la superstizione. Anche qui le curiosità non mancano: i Vezo, ad esempio, sono abili pescatori ma nomadi, che si spostano con le loro minuscole canoe a bilanciere lungo tutta la costa, vivendo sempre in villaggi provvisori. I primi immigrati, che introdussero i metalli, il baco da seta, maiali, polli e zebù, riso, cocco e agrumi, trovarono un’isola interamente ricoperta da vegetazione intonsa, un vero Giardino dell’Eden; oggi, con l’uso dissennato dell’agricoltura che brucia le foreste, almeno l’ 80 per cento delle piante è scomparso e con esse anche gli animali; uno dei paesi ecologicamente più ricchi del pianeta, con essenze uniche, si sta trasformando in uno dei più poveri ed improduttivi, complice anche un folle sviluppo demografico: ogni donna malgascia genera non meno di sei figli. Il Madagascar dovrebbe fornire un’eloquente lezione di gestione del territorio.

Madagascar
IL VIAGGIO

L’operatore milanese “I Viaggi di Maurizio Levi” (tel. 02 34934528, www.deserti.viaggilevi.it), specializzato in viaggi di scoperta a valenza culturale, etnografica e naturalistica, nel proprio catalogo “Deserti” propone in Madagascar un itinerario di 16 giorni in fuoristrada che si sviluppa attraverso i diversi habitat climatici e botanici del centro-sud. Si parte dalla capitale Antananarivo, sugli altopiani centrali, sede di un ricco mercato artigianale e di spezie, e in volo si raggiunge Morondava, sulla costa ovest, da dove si approda alla riserva di Bemaraha, Patrimonio Unesco, foresta abitata dai lemuri dove si trovano alti pinnacoli di roccia appuntiti e taglienti prodotti dall’erosione. Percorrendo verso sud piste di terra rossa tra savane verdeggianti punteggiate da enormi baobab, bush arbustivi, foreste tropicali, possenti termitai, villaggi di pescatori e deserte spiagge coralline mozzafiato si arriva a Tulear, maggiore città costiera. Puntando all’interno, dopo la regione degli zaffiri e la foresta di Zombitse si raggiunge il Parco dell’Isalo, spettacolare massiccio di friabile roccia calcarea modellato dall’erosione in forme bizzarre: tra canyon, guglie e pinnacoli si celano rarità botaniche, lemuri e uccelli. Dopo aver iniziato la risalita graduale dell’altopiano centrale, si incontrano in successione Ambalavao, centro di produzione di una carta papiro con fiori secchi incorporati, l’antica città reale di Fianarantsoa, famosa per la produzione di tè, il Parco Ranomafana, colline coperte da foresta pluviale dove vivono 12 specie diverse di lemuri, felci, palme, orchidee, piante medicinali e carnivore e bambù giganti, Ambositra, centro artigianale del legno, e infine Antsirabè, cittadina termale famosa per la lavorazione di minerali e pietre preziose, prima di rientrare ad Antananarivo.

QUANDO & QUANTO

Partenze individuali settimanali con voli di linea da Milano e Roma per tutto l’anno, oppure mensili di gruppo da giugno a settembre, percorso in fuoristrada con guida italiana e pernottamenti nei migliori alberghi esistenti (una notte in tenda) con pensione completa. I servizi a terra costano da 2.650 euro, i voli da un minimo di 800 ad un massimo di 1.360 euro.


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