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PARADISO TROPICALE NEL SUD PACIFICO

 

di ANNA MARIA ARNESANO

foto di GIULIO BADINI

 

Quale è, secondo voi, il popolo – o la nazione – più felice della terra ? Svizzera, paesi nordici, Canada, Stati Uniti, Australia ? Errore, almeno secondo una recente indagine condotta dall’autorevole fondazione britannica New Economics, riportata con ampio risalto dalla stampa internazionale, la quale ha stilato la classifica mondiale della felicità prendendo in esame 178 nazioni. Secondo i loro risultati il luogo più beato del pianeta per viverci è costituito dal poco conosciuto e minuscolo arcipelago melanesiano delle Vanuatu, 83 isole vulcaniche tra grandi e piccole ubicate a 2.000 km dalla costa orientale dell’Australia e grandi in tutto metà della Sicilia. A seguire Colombia, Costa Rica, Santo Domingo e Panama. Se può interessare l’Italia si piazza soltanto al 66° posto, la Germania 81, il Giappone 95, poi Gran Bretagna 108, Canada 111, Svezia 119, Francia 129, Australia 139, Stati Uniti 150, Russia 172; ultimo lo Zimbabwe. Come si vede i paesi considerati ricchi e progrediti non si piazzano certo ai primi posti, in quanto alti livelli di consumismo non producono affatto automaticamente alti livelli di benessere, ma si può anzi avere una vita felice anche se frugale. Il Pil (Prodotto interno lordo), utilizzato in genere per valutare la ricchezza di una nazione, viene in questo caso considerato un indicatore grossolano e truffaldino. Nel caso delle Vanuatu, infatti, il reddito medio annuo pro capite è di 3.000 dollari, piuttosto bassino, ma in compenso l’aspettativa di vita è di 68,8 anni, abbastanza alto rispetto alla media e per il genere di paese. Il segreto della felicità per i ni-vanuatu, una popolazione di 200 mila abitanti semiprimitiva che traggono le principali risorse dall’agricoltura e dal turismo, è che sanno accontentarsi di quello che hanno: la natura offre tutto ciò di cui hanno bisogno e loro dividono equamente e solidariamente. Nessuno è ingordo, nessuno ha mai fretta.

 

IL VIDEO (cliccare due volte)

 

La New Economics Foundation è un gruppo di ricerca e di opinione con sede a Londra, che si occupa di economia, ambiente e temi sociali. Gli indicatori utilizzati per questa indagine hanno tenuto conto del livello di soddisfazione personale, della speranza e della qualità della vita e della densità della popolazione: in altre parole la classifica della felicità sostenibile, l’Happy planet index. Sul sito della NEF (www.happyplanetindex.org) ognuno può calcolare il proprio hpi, cioè quanto siamo personalmente felici e quale prezzo ha la nostra felicità per l’ambiente. Un’analoga ricerca, condotta però con criteri diversi e riferita al decennio 1990-2000, dell’università olandese di Rotterdam dava ovviamente risultati differenti: in testa Danimarca, Malta e Svizzera, ultima la Moldavia. Interessante però osservare che anche in questo caso le Vanuatu occupavano una posizione elevata, al 24° posto. Domanda provocatoria e un po’ maliziosetta: non è che l’accertata felicità delle Vanuatu dipende anche dal fatto che si tratta di un paradiso fiscale, dove gli abitanti non pagano le tasse ? Se le Vanuatu fanno la felicità dei loro abitanti, sono in grado di rendere felici anche i loro visitatori. Questo arcipelago tropicale del Sud Pacifico possiede infatti tutti gli ingredienti per incantare i turisti, a cominciare da un gradevole clima caldo secco con temperature tra 24 e 28°C tra aprile ed ottobre. Dispone infatti di uno dei mari più belli, vari e incontaminati del pianeta, con immense barriere coralline, vulcani sottomarini e grotte abitate da una miriade di policromi pesci tropicali, con delfini, squali, tartarughe e balene che scorazzano nelle acque calde tra colorate tridacne giganti, e con innumerevoli relitti sommersi dell’ultima guerra a fare la gioia di ogni sub. Celate tra baie, insenature, promontori e scogliere possiede spiagge immense e deserte ombreggiate da palme, alternandone bianchissime di corallo e nere di lava, dove crogiolarsi al sole, fare snorkelling, surf o pescare in tranquille lagune verdi. Nella capitale Port Vila esistono resort di gran lusso ed elevato comfort, affacciati quasi sempre su panorami mozzafiato, dove gustare una deliziosa cucina internazionale, e anche divertirsi in locali con musica dal vivo, casinò e campi da golf. Le piacevoli sorprese non si limitano però soltanto alle coste, anzi il meglio appare celato proprio nell’interno. Tre quarti del territorio si presenta coperto da foreste tropicali e praterie, che ne fanno un eden botanico ancora abbastanza integro; parecchie sono le piante endemiche, così come gli animali, i pesci e gli uccelli. In un contesto ambientale con montagne alte fino a 1.800 metri, vulcani attivi, fumarole e sorgenti termali, fiumi, laghi, cascate, caverne, falesie, canyon e il solo vulcano attivo del mondo dove si può salire in fuoristrada fin sull’orlo del cratere.

© foto Giulio Badini
IL VIAGGIO

La maggior attrazione è però rappresentata dagli indigeni Nambas, un centinaio di tribù che abitano in piccoli villaggi di capanne nella foresta ad un livello di civiltà fermo alla preistoria, con il fuoco ancora acceso sfregando due legnetti. Le donne indossano gonnelline di rafia e foglie, gli uomini un minuscolo perizoma oppure soltanto un astuccio penico. Ricevono volentieri gli stranieri, anche se sono gli ultimi cannibali della terra, non per mangiarli ma per potersi esibire nelle loro pregevoli danze e raggranellare qualche mancia per poter mandare i figli a scuola. Il cannibalismo – ufficialmente bandito dal governo, ma ancora praticato nei villaggi più remoti - costituisce per loro una pratica essenzialmente rituale, esercitata soltanto nei confronti dei nemici vinti o dei membri reprobi della tribù. Molto apprezzato dai visitatori anche il rito del naghol, il più famoso di tutta la Melanesia, che si svolge in primavera nell’isola di Pentecoste (attualmente sospeso per la sua pericolosità): si tratta del salto fatto dagli uomini da torri altissime con una liana legata alle caviglie, fino a sfiorare la terra con i capelli; l’antenato del moderno bungee jamping, praticato però da secoli per esibire il proprio coraggio.

© foto Giulio Badini
QUANDO & QUANTO

Il tour operator torinese “Explorando” (tel. 011 540520, www.explorandoviaggi.it) è tra i primi e i pochissimi in Italia a proporre soggiorni e viaggi nell’arcipelago di Vanuatu. Si può scegliere tra soggiorni balneari individuali di 12 giorni nei più confortevoli resort della capitale, con programmi di escursioni e di attività a terra e in mare (voli, soggiorni e attività da 2.590 euro), tour individuali di 12 giorni dedicati ad attività balneari ed esplorative nell’ isola di Tanna oppure ad Epi Island (voli, soggiorni e attività da 2.950 euro) e infine spedizioni etnografiche di gruppo di 19 giorni con guida italiana tra le varie isole, con quote da 4.790 euro. Per tutti partenze con voli di linea da Roma via Sidney da marzo ad ottobre.


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