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© foto Giulio Badini
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IL FESTIVAL DI MUSICA

GNAOUA AD ESSAOUIRA

 

Essaouira costituisce una delle più graziose cittadine del sud marocchino, estesa su una piccola penisola di roccia protesa nell’Atlantico all’altezza di Marrakech, da cui dista due ore d’auto, con le sue case bianche nella medina punteggiate da porte e finestre turchesi, in un melange architettonico arabo-berbero-franco-portoghese, racchiuse entro possenti mura color ocra e sui lati lunghe spiagge temperate da una brezza costante che ne mitiga la calura estiva e si rivela ideale per la pratica del surf. Componenti che hanno fatto da quinte ad alcuni celebri film. Questa antica roccaforte portoghese, di cui restano ancora imponenti torri e bastioni, fin dal 1700 è stato un luogo cosmopolita, da quando cioè il sultano locale decise di farne un porto franco aperto ai commerci e agli insediamenti stranieri, ebrei ed europei in primis. Complice il suo clima di tolleranza e di libertà, negli anni ’60 vi si installarono diverse comunità hippies e schiere di artisti di ogni nazionalità, da Jimi Hendrix a Sting, Cat Stevens, Mick Jagger, Frank Zappa e Orson Welles, ma anche dalla Callas a Pasolini, che lavorarono fianco a fianco con gli artigiani locali, influenzandosi reciprocamente e contribuendo a farne un privilegiato centro culturale ed a risanare gli edifici della vecchia medina, dal 2001 protetta dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Oggi è un vero piacere perdersi tra le stradine del centro disseminate di botteghe di ogni genere, dalle spezie ai gioielli, di gallerie d’arte, di laboratori artigianali e di negozi d’antiquariato, tra mille odori penetranti e sciabolate di luce, sedersi a gustare una bibita nei bar sulle piazze, ammirare le onde dell’oceano o il volo dei falchi dall’alto degli antichi spalti tra cannoni ormai consunti, godersi la brezza serale nei ristorantini del porto assaporando pesce freschissimo, oppure assistere ogni pomeriggio al curioso mercatino dove tutti vendono di tutto al miglior offerente. In una calma e in un silenzio quasi irreali, se confrontati a quelli delle altre città marocchine.

 

Dal 1998 la calma sonnolenta e un po’ snob di Essaouira viene rotta ogni anno dal 19 al 23 giugno, quando va in scena il Festival di musica Gnaoua, capace di richiamare lo scorso anno quasi mezzo milione di persone da ogni parte dell’Africa e del mondo, una manifestazione che può fare la pariglia con i grandi raduni storici musicali come Woodstock o l’isola di Wight. Difficile definire con esattezza e in poche parole cosa sia il Gnaoua, detto anche Gnawa. Semplificando un po’ si tratta di una confraternita di mistici, discendenti di antichi schiavi neri assai radicata ad Essaouira e Marrakech, in grado di comunicare con il divino attraverso la musica e la danza, terapeuti capaci di aiutare con le note malati o infelici a stare meglio, qualche volta anche a guarire; una musica prodotta da strumenti peculiari come il guenbri, un liuto-tamburo a tre corde suonato dai maalem, i maestri della confraternita, dalle rumorose nacchere giganti di ferro e da vari tipi di tamburi, in grado di curare il corpo e di lenire l’anima, scavando dentro e liberando endorfine e adrenalina. Oggi la Gnaoua si divide in due filoni: quella profana, concertistica e spettacolare, contaminata da altri generi come reggae, rock, pop o jazz (quella che si esibisce al Festival per intenderci), e quella sacra, rimasta fedele al repertorio mistico originale, che spesso accompagna riti di esorcismo e di possessione come le Lule, cerimonie notturne per iniziati, a metà strada tra vudu e macumbe, capaci di portare fino al trance.  In quei cinque giorni le strade della cittadina parlano mille lingue, accomunate da quella onnicomprensiva della musica, e ogni piazza, cortile o slargo si trasforma in un palcoscenico per ospitare dal mattino fino a notte fonda le performance di artisti famosi o di illustri sconosciuti, tra il delirio o l’indifferenza del pubblico, perché tanto non ci sono premi, vincitori o vinti: quanti cercano unn’esibizione trovano un’intera città e una folla cosmopolita di intenditori pronti ad ascoltarli, perché il vero intento della manifestazione – la più importante del Marocco – è quello di costruire dei collegamenti tra i popoli, le generazioni e le diverse culture del mondo. Tutte le esibizioni sono gratuite.

 

L’operatore milanese “Drive Out Viaggi” (tel. 02 48519445, www.driveout.it), specializzato sul Marocco, propone in occasione del Gnaoua  dei pacchetti di 4 o 5 giorni, comprendenti voli dall’Italia della Royal Air Maroc, trasferimenti, pernottamenti con prima colazione in eleganti riad ad Essaouira e Marrakech, nolo auto individuale. Quote da 660 euro. Per informazioni sul festival: www.festival-gnaoua.co.ma.

 

di ANNA MARIA ARNESANO foto di GIULIO BADINI

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