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MURZUQ, L’ ULTIMO DESERTO

INESPLORATO DEL SAHARA

 

di ANNA MARIA ARNESANO

foto di GIULIO BADINI

 

Avete l’animo del grande esploratore, vi affascinano racconti e film di avventura e siete rammaricati perché ormai sulla terra non c’è rimasto più nulla da scoprire ? Forse una possibilità esiste ancora. Si trova nel Sahara, per l’esattezza nel Fezzan, l’estremo sud-ovest della Libia, e si tratta dell’edeyen di Murzuq, un’enorme distesa di dune di 60 mila chilometri quadrati, grande oltre due volte la Sicilia, al confine con l’Algeria e il Niger. Non si tratta del maggiore erg sahariano, anche se si colloca tra i più grandi, ma è certamente il più arido: al suo interno non esistono né pozzi, né sorgenti, né guelte, non si trova una sola goccia d’acqua e quindi la vegetazione – così come la roccia – risulta del tutto assente. Per questa ragione nessuno in epoca storica ha mai avuto interesse a penetrarvi e le piste carovaniere hanno sempre evitato di attraversarlo, preferendo compiere un lungo periplo per aggirarlo sui lati, e le ultimo tracce risalgono alla preistoria, quando il Sahara era verde. Fino alla fine del 1800 la sua stessa esistenza era ignota all’Europa e gli appassionati di raid sahariani hanno cominciato a penetrarvi solo in questi ultimissimi anni, tenendosi però spesso sui bordi. L’erg di Murzuq costituisce l’immagine stereotipata e il prototipo mentale che abbiamo del deserto: distese di dune ondulate a perdita d’occhio, montagne di sabbia alte fino a 200 metri che formano delle vere catene dalle linee armoniche, sinuose e sensuali tanto da sembrare un quadro metafisico o un’immagine onirica, con i colori che si alternano e sfumano come in una tavolozza mischiata caoticamente, sotto un sole implacabile e un cielo blu cobalto che con il passare delle ore accentua o attenua profili e colori. Perché avventurarsi in Murzuq ? Per mettere piede in uno degli ultimi angoli incontaminati del pianeta, là dove si è certi non esservi mai passato nessuno prima, per ammirare paesaggi mozzafiato mai visti da altri, per gustare un silenzio che più assoluto non si può, per compiere un percorso introspettivo e catartico interiore, stimolati da un ambiente assolutamente intonso. Se possedete l’indole curiosa dell’esploratore Murzuq, ancora solo per pochi anni, rimane un’occasione unica che non deluderà.

 

QUANDO & QUANTO

Uniche partenze con voli di linea Libyan Arab Airlines da Roma (e da ogni altro aeroporto italiano) il 7 novembre, 26 dicembre, 27 febbraio e 3 aprile 2009, minimo 8 partecipanti massimo 14, itinerario in fuoristrada attrezzati e pernottamenti in tenda e albergo, guida parlante italiano, quota con pensione completa da 1.980 euro.

© foto Giulio Badini
IL VIAGGIO

Ovviamente questo deserto può essere percorso soltanto in convoglio, con auto idonee e autisti assolutamente provetti, esperti nella navigazione GPS: senza queste condizioni si rischia davvero grosso. L’operatore milanese “I Viaggi di Maurizio Levi” (tel. 02 34934528, www.deserti-viaggilevi.it) nel proprio catalogo dedicato alla Libia propone in tutta sicurezza un viaggio di 11 giorni che offre l’opportunità di un contatto con le diverse tipologie del deserto: le grandi dune, le montagne di roccia, gli altopiani rocciosi e sassosi, le forme miste intermedie. Un viaggio ideale per veri appassionati sahariani. Dalla capitale Tripoli si raggiunge in aereo Sebha, capoluogo del Fezzan, e da qui Germa, l’antica capitale dei bellicosi Garamanti citati dagli autori latini, e quindi l’oasi di Murzuq, da dove in 4 giorni di totale isolamento si attraversa diagonalmente da est ad ovest l’omonimo deserto. Si approda così nel Messak Mellet, un vasto e arido altipiano roccioso costellato da pregevoli incisioni rupestri preistoriche, e attraverso una serie di corridoi tra le dune si supera il piccolo erg di Uan Kaza per raggiungere il parco nazionale del Tadrart Acacus, protetto dall’Unesco per le incredibili erosioni eoliche e per le incisioni e pitture preistoriche celate nelle sue grotte. Si raggiunge infine il tratto meridionale dell’erg di Ubari, un altro dei grandi deserti del sud-ovest libico, dove le alte dune celano l’incredibile presenza di una ventina di laghi verde-smeraldo, una delle più spettacolari visioni offerte dal Sahara, presso le cui rive ha vissuto del tutto isolata per millenni una popolazione negroide che si cibava unicamente di datteri e di micromolluschi lacuali. L’ultima giornata viene riservata alla visita di Leptis Magna, capoluogo dell’Africa romana, i cui grandiosi e ricchi monumenti potevano competere con quelli della Roma imperiale.

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