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Silvio Vigliaturo
Silvio Vigliaturo
Silvio Vigliaturo

 

 

IL PATTO CON L’ANGELO

 

di PAOLO LEVI

 

Tra tutti gli scultori in cui mi sono imbattuto nella mia vita, Silvio Vigliaturo è certamente il più onirico, il più surrealista. Il Surrealismo, come è noto, propone come messaggio l’irrazionalità assoluta, ponendosi in forte contrasto con le correnti veriste e naturaliste. Con la sua poetica, la ricerca di Silvio Vigliaturo risponde alle esigenze etiche ed estetiche di chi chiede all’arte la capacità di far sognare. Questo orizzonte creativo viene da lui esaltato nelle trasparenze opache e cromatiche del vetro. Le sue opere sanno trasmettere puro diletto. Da scultura nasce scultura, si sviluppano nuove forme, trasmissioni coerenti per immagini successive. Maestro ormai di fama internazionale, egli rivisita con le sue limpide strutture tridimensionali i maestri del passato più amati, Chagall, Mirò, Picasso. Tutta la sua ricerca, dagli Arlecchini alle Amazzoni, dai Giullari ad Eva, con magiche allusioni trasmette a chi osserva una visionarietà estremamente lucida. Voglio qui citare la suggestiva Torre di Babele, opera di un surrealismo barocco, dove l’imponenza della struttura pone in relazione dialettica una poetica intensamente vitale e un sogno di follia, con appigli squisitamente totemici e narrativi, che si esplicano in una cromia splendente. In questi decenni di proficua sperimentazione alchemica, Silvio Vigliaturo ha dimostrato di possedere un andamento coerente nella sua geniale invenzione di pensiero figurato plastico: la sua immaginazione è incredibilmente abbondante e varia, ed è prodotta da uno spirito esuberante, persino sfrenato. L’artista – che è persona estremamente civile e di poche parole – ha un suo modo tutto personale di rivelare le modalità del suo creare immagini: è sufficiente visitare il suo laboratorio-cattedrale in Chieri per rendersi conto dell’elegante attivismo del suo pensiero plastico. È un pensiero che si fa largo attraverso meccanismi inediti, dove la narrazione si sviluppa su di un impianto ludico e attraverso infinite angolazioni. Si tratta di un gioco ambivalente fra tracce cromatiche e trasparenze dove i segni si coniugano alle armonie disarmoniche delle forme. Come sigla riconoscibile del suo pensiero, egli medita su ciò che comunemente chiamiamo inconscio, su un’esperienza poetica che esula dal vissuto. Nella sua scultura, la dimensione inconscia produce un altrove fantastico, di assoluta valenza estetica. Elaboratore di simboli, Vigliaturo è un fermo organizzatore dei suoi progetti, e sorvegliato affabulatore di trasparenze dinamiche. Essenzialmente autore di grandi forze cromatiche coinvolgenti, l’artista tende in ogni nuova opera a superare la soglia della qualità, ma sempre mantenendo viva la qualità dialettica e la sostanziale ambiguità delle sue raffigurazioni. Si comprende subito che i titoli delle opere non sono frutto di una scelta a priori, come tema da svolgere, ma vengono trovati alla fine, come riconoscimento definitivo di un impulso non premeditato. L’universo di immagini di Silvio Vigliaturo appartiene a una scelta conoscitiva e amorosa degli elementi che stanno a fondamento delle teorie alchemiche, l’acqua, l’aria, la terra, il fuoco, per ritrovare l’essenza interiore della materia. Le sue immagni sono forse la traccia mnemonica di un sogno labile, ma coerente e sostanziale nel suo significato segreto. Dunque nessuna esperienza vissuta, piuttosto elaborazione formale di un impianto liquido e congelato in una materia paradossalmente calda, rinnovando le tecniche antiche dei vetrai che operavano nelle cattedrali, e che ne accendevano le finestre di santi miracoli e colori. Egli stesso del resto, con il suo alacre lavoro artigianale, adempie al compito di recitare la vita in forma di fiaba. Tuttavia, da alchimista un poco eretico, Vigliaturo sa anche discutere con un diavolo bonario che, senza pretendere contropartite, presiede alla sua libertà creativa.

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